La ripresa di Hyundai
Avertiser: HYUNDAI (Tag)
Brand name: HYUNDAI COUPE (Tag)
Agency: SHALMOR AVNON AMICHAY/YOUNG & RUBICAM (Tag)
Country: ISRAEL (Tag)
Category: Cars (Tag)
Questa volta mi sono divertita a fare un “giochino”. In questi giorni ho mostrato l’Adv ad una ventina di persone a me molto vicine ma dalle professioni, passioni, interessi decisamenti distanti dall’essere dei curiosi del mondo della pubblicità.
Per capirci tra queste persone ci sono anche mia nonna e le sue sorelle con le quali passa il tempo a giocare a carte e a cercare di capire in cosa mi sono laureata, il nome degli esami che ho dato, cosa faccio durante il giorno su Internet, dove potrei lavorare…
Non c’è stato nemmeno un commento negativo o qualcuno che non abbia fatto un accenno di sorriso vedendo il visual e tutti hanno capito il plus di prodotto. Good job!
Il mio piccolo esperimento non ha, ovviamente, nessuna pretesa scientifica però potrebbe essere un piccolo segnale nel cercare di capire quando una campagna sia stata chiara, efficace, semplice e perchè no, anche divertente.









Thomas Galli Detto:
on 6 Marzo, 2008 at 12:44 pm
Divertente, senz’altro. Chiara e semplice, certo.
Ma l’efficacia come si calcola? (ok, confrontando le vendite prima e dopo l’esposizione del messaggio).
Qualche dubbio in merito me lo ha fatto venire Di Bari in una recente intervista sul Resto del Carlino (si ok non è il massimo dei quotidiani).
Tra le tante tesi, sostiene che la pubblicità classicamente intesa non è più efficace. In particolar modo video e print.
Pensandoci, non posso che dargli ragione.
A parte il fatto che tra gli addetti ai lavori (i mastri creativi) c’è il male comune di pensare ad un messaggio prima di tutto in termini di “mi farà vincere il premio a Cannes?” poi, in secondo piano o magari affatto, ci si pone il problema “raggiungerà gli obiettivi di comunicazione?”.
Probabilmente sono perplessità che nascono dal fatto che bene o male qualcosa qua e la ho studiato/letto, mentre al contrario nella mente del consumatore un cane con la lingua attorcigliata sulle orecchie produrrà la voglia irrefrenabile di comprare un’auto.
Posso essere concorde sul fatto che uno spot ben realizzato e in qualche modo divertente possa essere maggiormente ricordato, ma poi il consumatore andrà a comprare il prodotto?
Dicono che bisogna fidelizzare il cliente, ok.
Ma fidelizzarlo al prodotto, o meglio al brand, non alla comunicazione che ne viene fatta.
Un’azienda sopravvive se vende, non se raggiunge 1 milione di clic su YouTube.
La comunicazione è il mezzo, non il fine.
annatorc Detto:
on 6 Marzo, 2008 at 6:48 pm
Ciao Thomas hai messo tanta carne sul fuoco offrendoci diversi spunti di riflessione.
Quando scrivi che l’Italia soffre di una carenza di creatività di proposte ci stiamo imbattendo in un terreno infuocato dove da una parte troviamo le aziende che si schierano su questo fronte; dall’altro abbiamo le agenzie costrette a lavorare a ritmi sempre più serrati e molto spesso quando provono a proporre “Il Nuovo” non sempre viene ben accolto, non sempre si è disposti ad accettare il rischio che comporta imbattersi in proposte originali. Se ti può interessare approfondire quest’argomento, da un paio d’anni, “Creatives are bad!” raccoglie un’esposizione di pubblicità (a 360°) rifiiutate e mai realizzate dove può succedere anche che il mondo Azienda si confronti con quello delle agenzie a livello nazionale.
Passando alla pubblicità che ho postato non credo che il punto sia se un cane con la lingua attorcigliata spinga ad acquistare quel tipo di automobile o meno. Quanto piuttosto il cosa si è cercato di comunicare con quel cane…Se si è riusciti a far arrivare un messaggio pur adottando visual “provocatori”. Allora dobbiamo comunicare che quest’auto ha una ripresa pazzesca? Bene. Come lo facciamo? Adottando un punto di vista che finora non era stato ancora preso in considerazione e magari lo caricaturiamo anche pò.
Pur rimanendo all’interno di una rappresentazione semplice ed intuitiva.
Thomas Galli Detto:
on 6 Marzo, 2008 at 8:09 pm
Non ho detto e non penso che ci sia una carenza di creatività, ne mi riferivo al nostro paese.
Credo che molto spesso si rimugini troppo su come fare cose “fighe”, mentre occorrerebbe trovare cose “che funzionino”.
Il nodo cruciale è come fare pubblicità che funzioni. Nel 2008.
Se avessi la risposta probabilmente non sarei qui ora
Per quanto riguarda la situazione nostrana, uno dei problemi principali ha come parola chiave: testimonial.
Si è fatto della commedia all’italiana un modus operandi per comunicare qualsiasi cosa.
Il pubblico non è stupido, ed è sempre più attento.
Vuole fare esperienza dei prodotti, del mondo ad essi legati, sentirsi “coccolato” dal brand, ma non in senso paraculo.
Sentirsi parte di un mondo che ha contribuito a costruire.
E’ un periodo in cui l’evoluzione di qualunque cosa rende difficile ogni teorizzazione. Quello che si dice oggi fra 6 mesi potrebbe non essere più valido.
E costruire un qualcosa di duraturo è sempre più un’impresa ardua.
annatorc Detto:
on 6 Marzo, 2008 at 8:59 pm
Scusami se ti ho frainteso, ma parlandomi di Cannes mi era venuto immediato il collegamento al discorso sulla creatività italiana, perchè molte riflessioni partivano (se vuoi anche un pò per scusa) dal fatto che il nostro paese vincesse “pochi” premi…
Mi trovi d’accordo su molte questioni senz’altro interessanti anche se forse stiamo un pò abbandonando quello che voleva essere lo spirito del post imbattendoci su altri territori, che sai bene quanto mi affascinano, tuttavia non credo che nulla verrà soppiantato ma trasformato. Ogni forma deve trovare la sua ragione d’essere adattandosi, modificadosi ad un ambiente in continuo movimento. Chi sarà il più flessibie e chi avrà risposte più immediate a tutto ciò potrà ottenere dei risultati signifiativi.
Comunicare un servizio « Anna Torcoletti Detto:
on 11 Marzo, 2008 at 12:51 pm
[...] capita. Chiaramente rimmarrà un pò criptica, tornando sempre all’esempio di mia nonna ma, non credo che metterà mai piede in un McDonald’s e qualora lo facesse non penso che [...]
Sulla pubblicità: la comunicazione è il mezzo, non il fine « Clinicamente Testato Detto:
on 4 Maggio, 2008 at 11:15 am
[...] è il mezzo, non il fine Scrivo questo post riciclando dei vecchi commenti fatti a un articolo pubblicato in un altro [...]
prezzemola Detto:
on 5 Maggio, 2008 at 7:50 pm
mi associo a quelli che non l’hanno capita :-D!